In questo momento politico essere anima critica al processo di riforme inaugurato da Renzi non significa portare legittime posizioni all'interno di un percorso politico e parlamentare, ma porsi direttamente contro le riforme e Renzi stesso.
In questi mesi di governo Renzi sono stati molti i correttivi e i cambi di rotta che ha visto chi ha modo di essere attento ai procedimenti parlamentari e politici.
Chi ha scelto di fare "minoranza" seguendo una via dura e mediatica ha finito inesorabilmente per ottenere l'esatto opposto. Un rafforzamento dell'esecutivo sia politicamente che mediaticamente.
Al di la del merito, tutti i Mineo di questo parlamento finiscono per dare ancora più slancio a Renzi permettendogli di avere una sponda in più per accusare la classe dirigente di matrice spiccatamente bersaniana e affini di risultare ancora più stantia.
L'altro effetto è quello di dare la responsabilità di fallimenti e mediazioni al ribasso proprio agli esponenti del suddetto gruppo.
Fa niente se poi i retroscena nemmeno troppo celati mostrano un assetto che ha ancora molta strada da fare sul fronte del rinnovamento e del #cambiaverso. Questo in quasi ogni livello governativo, parlamentare, territoriale nella vita del partito e in tutte le sue sfaccettature.
Da Roma in giù, fintanto che la parabola renziana dura - e spero proprio che duri a lungo - aumenta la necessità di interpreti credibili che facciano scelte nel filone di questo respiro politico. Soprattutto in considerazione del ben noto cinismo del Presidente del Consiglio con i "nemici" e ancor più con gli "amici" (numerosi quelli falcidiati lungo il percorso anche fra i presunti fedelissimi).
Diversamente avere i galloni di renzi o non averli rappresenta un valore estetico meramente risibile quando grattata la superficie si arriva alla sostanza.

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