Si questo è un post un po' malato...da agosto afoso... ma io sono così e mi viene naturale fare accostamenti improponibili fra le passioni che vivo perchè lo spirito con cui le affronto è il medesimo...
Sono stato cresciuto fin da piccolissimo con la passione per le automobili che mi è stata passata da mio padre senza bisogno di grandi sforzi, ma con il suo esempio di devoto tifoso della Ferrari. Lo testimonia anche questa foto a casa mia dove fra il crocifisso del mio bisnonno e la preghierina dell'angelo custode c'è la fotografia di Gilles Villeneuve.
E io?
Quando si è piccoli (anagraficamente e fisicamente) - si sa - si è stupidi; spesso di una stupidità genuina a volte più maliziosa. Ma il dato rimane. Per cui si tifa senza pensare, immaginando che basti il cuore per avere ragione.
Così, quasi per rappresaglia nei confronti di mio padre non tifavo Ferrari. Preferivo tifare il pilota più forte e più veloce. Quindi prima Ayrton Senna e poi Michael Schumacher. Solo più tardi, quando quest'ultimo approdò alla rossa di Maranello scoprii che c'era qualcosa di più bello e profondo di tifare per un pilota: tifare per una scuderia e per il sogno che rappresentava e che generava.
Divenni ferrarista accanito e per anni condivisi con mio padre la disperazione per le sconfitte che nel frattempo non sembravano venire meno.
Ma una cosa era cambiata. Schumacher aveva deciso di rifiutare offerte più interessanti e più redditizie per sposare una storia con il suo ideale rosso e cavalcare un cavallo nero, rampante. Sapeva bene che era un cavallo azzoppato che aveva passato con grandi difficoltà gli anni 80 e 90 e che sentiva il peso di un sangue blu in decadenza come di un affascinante, antico castello in rovina.
Quante critiche arrivarono in 4 anni di lavoro per ribaltare la situazione e ritornare sul gradino più alto del podio. Quanti lamenti, quanta stanchezza... Quanto odio verso l'uomo/pilota che interpretava questa strada...: parlava un'altra lingua, maniaco del dettaglio, schivo con i tifosi, ritroso con i giornalisti, troppo prima guida. Quanto astio nei confronti della scuderia ed alla sua dirigenza che provava sforzi immani per importare fredda tecnologia, che sembrava abbandonare la passione e la passionalità, che calcolava come un germanico e non viveva l'emozione come un italico, che era costretta a licenziare qualche presunto genio delle corse...
4 anni di critiche e liti accanite, lecite, feroci..da parte di molti tifosi oltre che dagli avversari. Al Kaiser si preferivano piloti del calibro di Eddie Irvine e Rubens Barrichello addirittura. Piloti più simpatici, paciosi, alla mano, più italiani quasi, più rassicuranti. E perdenti.
Ma qualcosa era cambiato e stava cambiando nonostante tutto e tutti.
Schumacher aveva sposato quell'idea perchè giunta al capolinea aveva mostrato apertamente di volersi aprire per lasciarsi cambiare ed evitare la rovina. Quindi si incontrarono: il pilota più forte del mondo pronto a mettersi a disposizione portò un nuovo modo di lavorare, di intendere le corse, la vettura, l'assetto, la preparazione, la pista, la professionalità, l'analisi e la competizione. La grande scuderia più affannata e affamata pronta a imparare qualcosa di nuovo, qualcosa di vitale, qualcosa di radicale che l'avrebbe cambiata per sempre portandola nel nuovo millenio senza farle perdere il suo retaggio.
E la scommessa messa in campo, quel pauroso salto nel vuoto che doveva durare anni, portò i suoi frutti. Quanti frutti! E che frutti!
Le vittorie le conoscete e sapete anche benissimo quanto la Ferrari di quegli anni ha imposto poderosi cambiamenti a tutta la Formula 1 e sapete ancora meglio quanto hanno rosicato gli avversari inseguendo il bolide rosso.
Ma soprattutto sapete che, alla faccia dei detrattori, la Ferrari è sempre la Ferrari e non ha perso una goccia della sua anima originaria, l'ha solo portata alle stelle mettendosi sempre in gioco e in discussione e vincendo le sfide.
Ecco il senso del mio post. Per il PD che approccia il congresso mi auguro un percorso simile. Non mi aspetto sia facile nè scontato o esente da critiche. So però che si può lasciare indietro ciò che rende difficile e pesante il cammino senza dimenticare nessuno. So che per cambiare bisogna iniziare un viaggio nuovo e che se non si tenta si ha sempre torto.


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