mercoledì 25 giugno 2014

Si all'immunità






Con il giornalismo italiano più una questione solleva un polverone mediatico meno la si capisce veramente nel merito. Così succede anche sulla questione dell'immunità parlamentare. La stampa, complici i politici, pubblica dichiarazioni, interviste, retroscena, pettegolezzi e schermaglie giornalisticamente gustose ma vergogna se ti spiegano qualcosa di concreto, se ti riportano qualche fatto o quantomeno se cercano di farti capire ciò che succede.

La diretta conseguenza è che ogni discussione diventa chiacchiericcio da bar corretto da sana retorica con una punta d'estratto di menefreghismo e convenienza.

Sono drastico sì, e forse sto banalizzando troppo, ma comincio ad essere stufo di un certo tipo di atteggiamento che svia dalle problematiche vere e cerca solo di confondere le acque.

Non entro nel merito della riforma del Senato, ma mi limito semplicemente a dire che trovo l'immunità parlamentare un istituto giusto e doveroso, costituzionale e direi anche civile.

L'immunità per i parlamentari è stabilita dall'art. 68 della Costituzione, che recita: 
"I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni. Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell'atto di commettere un delitto per il quale è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza. Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza. "

Il nodo chiave sta nel dare lo stesso contorno giuridico a chi ricoprirà il ruolo di Senatore dato che sarà equiparato a tutti gli effetti con i colleghi alla Camera su determinati procedimenti, trattati e atti giuridici . Punto.

Se vogliamo andare a fare il classicissimo paragone con gli altri paesi europei vi invito alla lettura di questo articolo che ci permette di scoprire cose molto molto interessanti circa i nostri vicini. Anche da questa lettura si capisce chiaramente che l'istituto in sè e per sè può essere modificato, dilatato o reso più stringente, adattato alle situazioni senza che il pricipio garantista di fondo perda efficacia e significato.

Su facebook il Prof. Mario Gorlani, Professore associato di Istituzioni di diritto pubblico presso il Dipartimento di Economia e Management dell'Università di Brescia, commenta così le vicende di questi giorni: 

"Francamente trovo incomprensibile la polemica sulla previsione dell'immunità ai senatori, identica a quella già prevista dall'attuale art. 68 Cost. per i deputati. 
E' un'immunità che non impedisce alle procure di fare indagini e di chiedere il rinvio a giudizio dei parlamentari, né ai tribunali di processarli: impedisce soltanto arresti cautelari, salvo la flagranza, perquisizioni e intercettazioni. 
A tutela della funzione parlamentare mi sembrerebbe molto incauto farne a meno, tanto più a fronte di un uso a dir poco disinvolto da parte di certe procure della custodia cautelare, spesso utilizzata come cassa di risonanza delle loro inchieste."


Trovo molto puntuale questa riflessione perchè va dritta al punto: la possibilità di svolgere indagini nei confronti della classe politica che è il vero punto centrale, il nodo gordiano, di chi fra "la gente" sente la rabbiosa necessità di togliere l'immunità proprio per perseguirla non sapendo che di fatto già è possibile e avviene quotidianamente o immaginando che senza immunità sia più facile e più efficace.

La riprova di questo la si ha leggendo anche solo il testo introduttivo della petizione on line che si è diffusa a riguardo ( e che per altro non ne richiede l'abolizione per la Camera):

"L’immunità per i Senatori [...] contrasta con la lotta alla corruzione, che si deve combattere anche e soprattutto a livello politico. Abolire l'immunità parlamentare, in un Paese dove la corruzione è vergognosamente radicata in ogni settore, come i recenti fatti continuano ad evidenziare, è un'occasione per il Governo di mostrare realmente l'impegno nella lotta contro i corrotti."

Non si cerca quindi di capire di che istituto si parli nè a cosa serva e, se serve, come costruirlo - che dovrebbe essere il meccanismo mentale minimo sia nell'affrontare un testo di legge così come per la preparazione del pranzo. Si capisce invece che la questione è un'altra: come dicevo prima è perseguire la classe politica.

A maggior ragione mi convinco che l'immunità serva, ma a questo punto alcune riflessioni conclusive mi sovvengono.

Un paese che va a rotoli naturalmente e legittimamente se la prende con la classe dirigente così come ogni forma di potere costituito trovi sulla propria strada. Lo percepisce come un costante impedimento, anzi come una zavorra dorata pesante e truffaldina. Umanamente lo capisco, ma lo trovo anche limitante. Questo è il risultato di una classe politica che a tutti i livelli per anni è andata autoconservandosi e costruendosi secondo  criteri di opportunismo e senza mai rendere conto di nulla. 

Qui sta il tema politico vero. Se la nostra classe politica fosse diversa, più onesta, se i parlamenti non fossero stati appestati scentemente da indagati e se il potere politico si tenesse alla larga dal potere economico e finanziario e se ogni giorno non si leggesse di qualche inchiesta avremmo davvero una reazione così feroce contro l'immunità? 

Io credo di no, o comunque non così. Ma la realtà è cogente e non possiamo far finta che certe cose non accadano e che certe situazioni non esistano. Per chi fa politica si tratta quindi di guadagnare credibilità e autorevolezza. I partiti devono trovare strumenti trasparenti e coraggiosi di selezione di classe dirigente lavorando nel breve periodo ma anche in prospettiva a lungo termine. 

Non è l'unico passo ma è importante per un Paese come l'Italia. Ho sempre pensato che fosse vero quell'adagio per cui "abbiamo la classe politica che meritiamo" e penso che lo sia anche in questa occasione. 

Il processo di cambiamento e riforma della politica è il primo che va fatto e già oggi alcuni importanti passi avanti sono stati fatti da questo Governo, ma se rimaniamo fermi solo a questo specifico ambito senza riguardare ogni altro settore della società non servirà proprio a nulla. Ma questo compito è difficile perchè spetta anche ad ognuno di noi.


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